Il primo incontro con uno studente con DSA non è una lezione. È il momento in cui raccogli le informazioni su cui costruirai tutti gli incontri successivi: se lo usi per “iniziare subito a lavorare”, rischi di impostare un percorso su ipotesi sbagliate e di doverlo correggere a novembre.
In questo articolo vediamo come strutturare quel primo incontro: che cosa osservare mentre lo studente lavora, quali domande porre a lui e quali alla famiglia, e quali dati mettere per iscritto prima di scrivere il piano di tutoring.

Perché il primo incontro merita una struttura
Un tutor dell’apprendimento che arriva al primo incontro senza una traccia finisce quasi sempre nello stesso punto: una chiacchierata cordiale, un compito di matematica fatto insieme e la sensazione, uscendo, di non aver capito davvero da dove partire.
Avere una struttura non significa essere rigidi. Significa sapere quali informazioni ti servono per decidere, e assicurarti di uscire da quell’ora avendole raccolte tutte. Le informazioni essenziali sono quattro:
- il profilo di funzionamento dello studente (cosa dice la certificazione e cosa vedi tu);
- il suo metodo di studio attuale, anche se disorganizzato;
- gli strumenti compensativi già in uso, a scuola e a casa;
- le aspettative di studente e famiglia, che spesso non coincidono.
Cosa osservare durante il primo incontro
L’osservazione vale più di qualsiasi racconto. Proponi allo studente un compito reale e breve — leggere mezza pagina del suo libro di storia, ripetere un argomento che ha studiato la settimana prima, risolvere due esercizi — e guarda come lavora, non solo il risultato.
Lettura
Osserva la velocità, il numero di autocorrezioni, se perde il rigo, se salta parole o se rilegge lo stesso punto. Chiedi poi che cosa ha capito: molti studenti con dislessia decodificano faticosamente ma comprendono bene, altri leggono in modo accettabile e non trattengono nulla. Sono due situazioni che richiedono interventi diversi.
Organizzazione dei materiali
Apri lo zaino insieme a lui. Diario compilato o vuoto? Quaderni divisi per materia? Fotocopie sfuse? È un indicatore molto affidabile del funzionamento delle funzioni esecutive, più della descrizione che ne dà la famiglia.
Reazione alla difficoltà
Il dato più prezioso del primo incontro è come reagisce quando qualcosa non gli riesce. Si blocca? Chiede aiuto? Minimizza? Si arrabbia con sé stesso? Questo ti dice quanto lavoro dovrai dedicare all’aspetto emotivo e motivazionale, e con quale gradualità potrai alzare l’asticella.
Autonomia nel gestire il tempo
Dì che ha dieci minuti per un’attività e non ricordarglielo. Chi non ha percezione del tempo lo mostra subito, e capirlo al primo incontro ti evita di programmare sessioni che non reggeranno.
Le domande da fare allo studente
Parla con lui prima che con i genitori, e da solo se possibile. Domande utili, formulate senza giudizio:
- Come studi di solito? Fammi vedere cosa fai quando torni a casa.
- Qual è la materia che ti costa più fatica? E quella in cui te la cavi meglio?
- Cosa succede quando devi studiare qualcosa di lungo?
- Usi il computer, la sintesi vocale, le mappe? Chi te li ha proposti?
- Cosa vorresti che cambiasse da qui a Natale?
Quell’ultima domanda vale l’intero incontro: ti dà un obiettivo formulato con le sue parole, a cui potrai tornare ogni volta che la motivazione cala.
Le domande da fare alla famiglia
Il colloquio con i genitori serve a raccogliere la storia e a chiarire i confini del tuo intervento. Punti da toccare:
- quando è arrivata la diagnosi e come l’ha vissuta il ragazzo;
- com’è organizzato il pomeriggio (attività, tempi, spazi, presenza di un adulto);
- quanto la famiglia è coinvolta nei compiti oggi, e quanto vorrebbe esserlo;
- cosa è già stato provato e non ha funzionato;
- quali sono le aspettative rispetto ai voti e ai tempi.
Su quest’ultimo punto conviene essere chiari subito: il tutoring lavora sull’autonomia e sul metodo, e i risultati scolastici arrivano di conseguenza, non nell’arco di due settimane.
Leggere la certificazione senza fermarsi alla sigla
La diagnosi ti dice il quadro clinico, non cosa fare lunedì pomeriggio. Cerca nella relazione le informazioni operative: profilo cognitivo, punti di forza, indicazioni sugli strumenti compensativi e sulle misure dispensative. Confronta poi quanto è scritto con quanto è realmente attivo nel PDP: nella maggior parte dei casi la distanza tra i due documenti è il primo spazio di lavoro concreto.
Cosa scrivere prima di chiudere
Prima di salutare, fissa per iscritto tre cose: gli obiettivi di lavoro per i primi due mesi, la frequenza e la durata degli incontri, e cosa ti aspetti che lo studente faccia tra un incontro e l’altro. Condividere questo documento con la famiglia previene gran parte dei malintesi successivi.
In sintesi
Un buon primo incontro produce un documento, non una sensazione. Se al termine hai per iscritto profilo, metodo attuale, strumenti, obiettivi e accordi organizzativi, il piano di tutoring si scrive quasi da solo.
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Ho raccolto in un’unica griglia stampabile tutte le voci di osservazione e le domande di questo articolo, così puoi portarla con te e compilarla mentre lavori.
Lara Trifoni — pedagogista, si occupa di DSA e di formazione per tutor dell’apprendimento. Trovi gli altri materiali su Eduki @apprendifacile
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